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martedì 29 novembre 2016

Semplicemente Donna!: Kouros presenta Andreea Ioana Dorneanu, l’arte come strumento di denuncia sociale.

Abbiamo conosciuto Andreea un anno fa in occasione della prima edizione di Semplicemente Donna, tenutasi a Firenze presso Simultanea Spazi d’arte, dove l’artista si presentò alla nostra associazione e al pubblico esponendo una serie di dieci opere dal titolo “Sguardo di donna”; un progetto in cui presentava donne di diverse etnie ed estrazione sociale, concentrandosi in particolare sui loro occhi, che grandi e spalancati riflettevano le emozioni più profonde di ognuna.

Nata a Bacau, in Romania, Andreea ha sempre amato il disegno fin da piccola ma la vita l’ha portata come molti altri artisti a dedicarsi ad altro. Dopo essersi trasferita in Italia nel 2002, dove ha cominciato a lavorare come segretaria in una falegnameria, ha ripreso la sua attività artistica soltanto l’anno scorso grazie alla nostra collettiva, evento che le ha permesso di ritornare ad esprimere la propria creatività, dopo 15 anni di inattività, riconciliandosi con l’arte e con la vita.

Sguardo di donna

Nell’esecuzione delle sue opere l’artista si lascia trasportare dalla fantasia, dallo stato d’animo e dalle emozioni di quel determinato momento e l’opera nasce, libera da condizionamenti, frutto solo e soltanto del suo “Io” interiore. E’ forse proprio per questo che la sua produzione artistica non può essere costretta in un determinato stile. Andreea ha svariate sfumature, differenti modi di esprimersi che la portano a creare opere sempre diverse tra loro in cui a dominare è sempre quella straordinaria capacità d’introspezione e di riflessione sulla vita. Importante è altresì la sua grande sensibilità che l’ha condotta molto spesso a trattare tematica sociali. Ne sono un esempio opere come "Mamma, da grande voglio fare la modella", in cui la Dorneanu denuncia il dilagante problema dell'anoressia, largamente diffuso soprattutto nel mondo della moda, raffigurando una donna a grandezza naturale che sfila su una passerella mostrando il suo corpo ossuto. Un’opera in cui l’impatto visivo è forte e nella quale Andreea ha curato ogni minimo dettaglio con lo scopo di dare un preciso messaggio: dai chiodi che fissano i veli (volti a simboleggiare l'imprigionamento del corpo), al tulle bianco (emblema di giovinezza e purezza), per finire con la scelta dei colori (rosso: simbolo del sangue versato; giallo: mondo dorato della moda; nero: il buio in si trova la protagonista).

Presente anche in questa seconda edizione di Semplicemente Donna Andreea espone qui “She’s incomplete” in cui tratta il tema della violenza sulle donne in tutto il suo orrore proponendo un’opera dalle tonalità forti che riesce a lasciare il segno, ad imprimere forte nell’animo di ognuno quel grido contro ogni forma di violenza!


She's incomplete

Come afferma Andreea: “vivere la vita è un’arte e per apprezzare la bellezza del mondo dobbiamo guardare attraverso gli occhi dell’artista”, occhi che in questo caso ci conducono a riflettere sulla vita e le sue problematiche, guidandoci a trovare la strada più giusta da percorrere..


F.Callipari

domenica 27 novembre 2016

Semplicemente Donna!: Kouros presenta Anna Staccini e la sua Pandora, un viaggio nell’animo femminile..

Nell’ambito della collettiva Semplicemente Donna, alla sua seconda edizione, ospitata quest’anno a Roma presso Evasioni art Studio dal 25 Novembre al 2 Dicembre, l’Associazione Kouros è lieta di presentare l’artista Anna Staccini 




Anna, raccontaci qualcosa in più su di te… Quando si è acceso per la prima volta nella tua vita il fuoco sacro dell’arte?

penso che il fuoco dell’arte non si accende, è in noi dall’inizio..si nutre...si affina ...si coltiva…. si protegge … Ho iniziato a dipingere nel 1998, .ma il disegno faceva parte della mia vita da sempre, disegnavo su tutto, su ogni pezzetto di carta disponibile, poi nel ‘98 ho iniziato a frequentare la scuole di arti visive “ Next “ di Antonella Properzi: qui ho incontrato la pittura ad olio ed è stato Amore, quindi disegno da una vita e dipingo dal ’98.

Che cos’è per te la pittura: la capacità di dare origine a un’immagine già dentro la tua mente o una spontanea espressione del tuo estro?

la pittura per me è espressione, specchio dell’ io interiore, è un dialogo fra le emozioni di chi dipinge e quelle di chi guarda l’opera. Ogni dipinto nasce per comunicare , è una parola all’interno di un discorso, quindi potrei dire si “un immagine dentro la mia mente”.

Alla nostra collettiva esponi “Pandora ”, un’opera in cui il contrasto tra tonalità calde e fredde ci offrono l’immagine di una donna assorta nei suoi pensieri che emerge dalla penombra, mostrandosi in tutta la sua bellezza e opulenza: una Pandora moderna, conscia dell’errore compiuto ma che come l’interno del vaso trattiene ancora nei suoi occhi un po’ di speranza. Raccontaci com’è nata quest’opera e cosa volevi trasmettere attraverso di essa?

“Pandora” nasce all’interno di un progetto [ una mostra che sto preparando] … nella domanda sopra è contenuta la sua analisi …. ombra e luce … freddo e caldo …. il dualismo contenuto in ognuno di noi, una donna in viaggio, un viaggio interiore forse, una donna che nonostante tutto lotta per recuperare un vaso e ricondurre lì dentro il male e il dolore .

La collettiva “Semplicemente Donna”, inaugurata anche quest’anno nella giornata internazionale contro la violenza sulle donne (25 novembre) si pone come occasione volta a celebrare l’universo femminile nelle sue diverse sfaccettature e al contempo come momento di riflessione sul tragico tema della violenza sulle donne.. A tal proposito c’è un messaggio che ti senti di mandare alle donne che subiscono o hanno subito atti di violenza?

il male c’è... esiste... è attorno a noi e non sempre la violenza è fisica, a volte la violenza verbale è più infima e sottile e ci aggredisce ogni giorno. Una donna però sa essere contenitore e contenuto, non può e non deve permettere a nessuno di farla sentire sporca… ha la forza sempre di rialzarsi e ricominciare!

Altre manifestazioni artistiche in programma? Dove potremo ancora godere della tua arte?

ho in preparazione due mostre una di dipinti e una di disegni … non so quando [credo nell’estate prossima] non so dove ….o forse si ...adoro un romanzo di Susanna Tamaro ...Va dove ti porta il cuore: “Quando a te si apriranno tante strade e non saprai quale scegliere, non imboccarne una a caso, ma siediti e aspetta. Respira con la profondità fiduciosa con cui hai respirato il giorno in cui sei venuto al mondo, non farti distrarre da nulla, aspetta e aspetta ancora, resta in silenzio ed ascolta il tuo cuore. E quando ti parla, alzati e vai dove lui ti porta”…
 il mio cuore adora il mio Paese quindi molto probabilmente la “prima” come si dice in gergo teatrale sarà a Tuscania [VT], ma poi, dato che sono cuore andrò dove lui mi porta ...


Grazie per le tue parole e per i messaggi che abilmente ci trasmetti, l’arte è un importante veicolo di emozioni e tu, con le tue opere, riesci a portarci lontano, in un universo parallelo, dove anima e cuore si fondono e ogni colore è una vibrazione positiva che ci fa sussultare e ci fa sentire vivi in questo complicato viaggio chiamato “esistenza”.

domenica 20 novembre 2016

Semplicemente Donna!: Kouros presenta Francesca Patanè, l’artista che sa leggere nel cuore delle donne!





Nell’ambito della collettiva Semplicemente Donna, alla sua seconda edizione, ospitata quest’anno a Roma presso Evasioni art Studio dal 25 Novembre al 2 Dicembre, l’Associazione Kouros è lieta di presentare l’artista Francesca Patanè.

Francesca, parlaci un po’ di te… Quando e come hai scoperto la tua passione per l’arte?
Non posso identificare un momento esatto. Forse è innata. Posso dire di aver sempre amato disegnare, trasformare oggetti creandone di nuovi, osservare attentamente dettagli. Tuttavia, ho capito che l’arte poteva essere un modo alternativo per esprimermi attraverso un linguaggio non verbale quando ho realizzato che attraverso un’immagine difficilmente si corre il rischio di essere fraintesi. Con le parole, invece, il rischio è altissimo. I primi approcci sono stati di sperimentazione, da autodidatta, del disegno, della pittura, e anche della ceramica.
La scelta della pittura come mezzo preferenziale, nel 2014, a seguito del mio incontro con l’artista spezzina Gloria Giuliano, la mia maestra, che mi ha permesso di acquisire le necessarie nozioni tecniche della pittura con acrilici.  

Cosa accade nel momento magico in cui ti accingi a creare le tue opere? Riesci a descrivere le sensazioni, i pensieri che ti passano per la mente in quel preciso istante?
Tutto inizia con un’intuizione. Può generarsi ovunque e in qualsiasi momento: scorrendo immagini su internet, ascoltando canzoni o anche semplici suoni, oppure leggendo un libro o passeggiando. Spesso sono dei piccolissimi dettagli a catturare la mia totale attenzione. L’intuizione evolve poi in un pensiero che si fissa nella testa, ossessivo,  che è quello di rappresentare per forza e ad ogni costo quell’idea originale.
Quando l’ossessione cessa capisco che la mia opera è terminata.

Alla nostra collettiva esponi due opere contraddistinte da un intimismo ed una notevole capacità introspettiva che come in una istantanea mirano a cogliere la donna in due particolari momenti, cercando di leggere nelle profondità della sua anima! Come sono nate queste opere e qual è il messaggio che ti piacerebbe trasmettessero all’osservatore che vi si trova di fronte?
I soggetti femminili sono decisamente quelli che prediligo, forse perché mi piace raccontare di personaggi in cui riesco perfettamente ad identificarmi. In fondo sono tutti autoritratti, non letteralmente s’intende.
Con Donna su tela:8 marzo 2016 volevo un’immagine che evocasse il silenzio che ci circonda, parlo da donna, quando cerchiamo di dare un ordine a quel groviglio di domande, speranze, desideri, rimpianti che pesano sulla nostra anima quando decidiamo di vedere il nostro vero riflesso allo specchio. Quello che noi siamo e non quello che vorremmo essere né quello che vedono gli altri di noi. Il fumo usato come espediente per nasconderci alla vista di chi non dovrà mai vedere la verità. Quello che le donne non dicono, l’8 marzo così come tutti i giorni dell’anno. Il grande artista Francesco Vaccarone che ha tenuto a battesimo la tela lo scorso Maggio alla mostra Gloria Ensamble presso l’Urban Center di La Spezia, ha così descritto l’opera: “l’8 marzo di Francesca Patanè è in realtà la celebrazione ed il festeggiamento di un’amara condizione di solitudine, svuotato quindi del suo significato originario”, interpretando bene il mio pensiero.
Al numero 10 ha una storia diversa. Mi era stato proposto di partecipare ad una collettiva che aveva come tema “Tivegna”, un antico borgo nello spezzino. Non conoscendolo una domenica sono andata a farci una passeggiata insieme a Jack, il mio cane, e l’intuizione di cui prima l’ho avuta davanti a questa scalinata con la porticina rossa in cima, il numero civico 10 ripetuto all’inizio e alla fine della scalinata. Vi ho immaginato una donna in fuga da ciò che più la spaventa ma anche la seduce e attrae.
Singolare il fatto che il giorno dell’allestimento della mostra ho conosciuto la proprietaria dell’appartamento di quel numero 10 ed era somigliante in maniera impressionante alla donna ritratta.
In quanto ai messaggi, non ce ne sono. Sono racconti, testimonianze di vita.

La collettiva “Semplicemente Donna”, inaugurata anche quest’anno nella giornata internazionale contro la violenza sulle donne (25 novembre) si pone come occasione volta a celebrare l’universo femminile nelle sue diverse sfaccettature e al contempo come momento di riflessione sul tragico tema della violenza sulle donne.. A tal proposito c’è un messaggio che ti senti di mandare alle donne che subiscono o hanno subito atti di violenza?
Siate sempre fiere di essere umane. Non nascondetevi dietro maschere di fumo, non respingete le vostre lacrime con il rischio di affogare. Gridate il vostro dolore, il vostro orrore. Gridate forte il vostro nome, perché vi potranno oltraggiare in ogni modo ma nessuno potrà mai appropriarsi della vostra dignità se non siete voi stesse a cederla. Non siete sole, non lo sarete mai se uscite allo scoperto.

Che cosa hai in mente per il futuro? Quali altre manifestazioni artistiche dovremo aspettarci da te?
Il futuro è ancora tutto da scrivere, anzi da dipingere. In mente ho solo che finché avrò qualcosa da dire, spero di farlo attraverso i miei quadri.
Grazie Francesca, per le tue parole e per la tua arte che come un bel libro ci racconta con delicatezza frammenti di vita tutti da rivivere attraverso le storie che hai impresso sulla tela e nelle quali ci identifichiamo quasi come se ci guardassimo allo specchio; ed è proprio in quel riflesso che ritroviamo la nostra anima…

lunedì 13 giugno 2016

Over the rainbow – Il colore come espressione dell’anima!: Kouros presenta Laura Miglioretti: il colore e la materia..

Le temps perdu

Nell’ambito della collettiva “Over the rainbow – il colore come espressione dell’anima”, ospitata a Firenze presso la Galleria Simultanea dal 3 al 15 Giugno, l’Associazione Kouros è lieta di presentare l’artista Laura Miglioretti, che espone due opere dal titolo “Le temps perdu” e “I due arlecchini”.

Laura, permettici di conoscerti meglio.. Come ha avuto inizio la tua passione?

Per caso.. prima ho iniziato con la scultura ed in seguito con la pittura, circa 8 anni fa..

Cosa senti al momento della creazione dell’opera? Parti sempre da un progetto già prefissato nella tua mente o preferisci farti guidare dalle sensazioni del momento?
Si in genere ho in mente un progetto, però in corso d’opera posso anche modificare, inventare qualcosa di diverso!

Quali sono le sensazioni che ti piacerebbe lasciare nel cuore e nella mente delle persone che si trovano ad osservare le tue opere?

La sensazione di gioia nel vedere la materia e il colore che si fondono e….. che si può ancora SOGNARE!

Alla nostra collettiva esponi “Le temps perdu”, un olio su tela contraddistinto da chiazze di colore che si intrecciano, unite ad elementi insoliti e una scultura in ceramica dal titolo “I due arlecchini”.Raccontaci come sono nate e se vi è un significato nascosto che vorresti trasmettere attraverso di esse..

“I due arlecchini” : l’idea della coppia è nata per trasmettere la tenerezza e lo sguardo affettivo per riscoprire il fanciullo che c’è in ognuno di noi.
“Le temps perdu”: per l’esplosività dei colori e per il significato del tempo, della memoria.

I due arlecchini


Quali sono i tuoi prossimi progetti espositivi?
Agrigento: Baia dei Turchi
Torino: Chiostro S. Annunziata


Alla luce della collettiva “Over the rainbow”, da noi organizzata, che si concentra sul colore come espressione dell’anima, qual è il tuo pensiero a riguardo? Il colore ha davvero questo potere e dunque la capacità di far vibrare le corde più profonde dell’animo?

Certamente il colore ha questo potere, soprattutto in questo momento di omologazione e di appiattimento, in un minimalismo che permea anche le nostre relazioni interpersonali sempre più anonime.



domenica 12 giugno 2016

Over the rainbow! Kouros presenta Chiara Lovera, l’artista delle emozioni..



Abbiamo conosciuto Chiara Lovera in occasione della collettiva “Orietur in tenebris lux tua” tenutasi a Lucca dal 28 febbraio all’8 marzo 2016. In quella occasione l’artista espose un’opera dai forti contrasti chiaroscurali intitolata “Horses in the dark”, nella quale è riuscita a creare un’immagine dallo straordinario effetto visivo e dal sapore quasi onirico: quattro cavalli galoppanti che incedono verso lo spettatore, emergendo dal buio della notte, come in un sogno nel quale riemergono desideri celati, simboleggiando al tempo stesso una bramosia di libertà e vitalità, di cui il cavallo ne è l’emblema per eccellenza.


Chiara Lovera - Horses in the dark

Artista torinese residente in Germania,la Lovera ha scoperto la sua passione per l’arte sin dalla tenera età.
Decisa a seguire il proprio talento ha frequentato quindi il Liceo Artistico, proseguendo poi gli studi presso l’Università di Torino, dove si è laureata in Scienze dei Beni culturali.
Le sue opere generalmente nascono quasi sempre dall’istinto e si rivolgono per lo più a scene di paesaggio o nature morte, sebbene non manchino molto spesso anche scene figurative.
In quest’ultima occasione l’artista espone “Abbraccio, emozione”, un’opera figurativa, nella quale l’abbraccio sensuale di due amanti sembra dare vita ad un’esplosione di colori, luci ed ombre dallo straordinario effetto visivo e soprattutto emotivo.
Colore, che come evidenzia il titolo di questa collettiva, diventa espressione dell’anima e delle sue infinite sensazioni ed emozioni, evidenziando ancora una volta la grande abilità e creatività di Chiara Lovera.

Chiara Lovera - Abbraccio

Un’artista che sa rappresentare le emozioni; sa dar voce alle percezioni più profonde dell’inconscio, creando immagini dal notevole potere immaginifico che anche se realizzate su supporti leggeri e semplici come può essere un cartoncino, nel caso di “Horses in the dark”, riescono a catturare l’osservatore intrappolandolo letteralmente all’interno del quadro come in un bellissimo sogno dal quale non ci si vuol svegliare!


Francesca Callipari

sabato 11 giugno 2016

"Over the rainbow", Kouros presenta: Paolo Graziani, il pittore dell'anima..

Abbiamo conosciuto Paolo Graziani lo scorso febbraio, avendo il piacere di ospitare le sue opere in occasione della collettiva d’arte “Orietur in tenebris”, tenutasi a Lucca dal 28 Febbraio all’8 Marzo 2016 presso la Sala comunale di Corte dell’angelo.

Artista forlivese, di formazione autodidatta, Graziani si pone sempre come obiettivo primario quello di rappresentare le emozioni..emozioni scaturite da un particolare momento di vita o da una determinata scena che tocca profondamente il suo animo così sensibile e attento ai piccoli particolari della vita di tutti i giorni.


Certe notti sono...speciali

Proprio in virtù di ciò, si avverte nella sua pittura non tanto quella realtà effettiva, tangibile con i sensi, quanto piuttosto quei messaggi, quelle sensazioni intime e profonde che si possono carpire soltanto se si ascolta la sua arte col cuore e con l’anima.


Un faro nella notte

Nella nostra precedente esposizione, l’artista presentava due opere nelle quali indagava con grande sensibilità sul vivere umano e le sue inquietudini, ovvero “Un faro nella notte” nata dal senso di smarrimento provato da Graziani rispetto al fallimento della società attuale, e “Certe notti...sono speciali”, attraverso la quale l’artista voleva esprimere un sentimento di calma e di serenità, evidenziando come seppur talvolta nella vita ci si possa ritrovare nelle tenebre, non bisogna mai temere poichè in quel luogo con la luce giusta si potranno riscoprire quegli elementi che ci permetteranno di affrontare serenamente la notte.


Il momento con te


L'attesa


In quest’ultima collettiva dal titolo “Over the rainbow – il colore come espressione dell’anima” Paolo Graziani propone, invece, due opere completamente diverse dalle altre sia dal punto di vista cromatico che emozionale: “L’attesa” e “Il momento con te”.
Queste opere sempre dal carattere fortemente riflessivo, si rivolgono verso sentimenti ed emozioni più positive: “L’attesa”, che come preannuncia il titolo, è stata ispirata all’artista mentre si trovava in fila ad attendere il proprio turno, vuol essere spunto per una riflessione più profonda sul senso dell’attesa e su quanti pensieri vaghino nella mente di ognuno. Ad ogni anima, ad ogni pensiero Graziani conferisce un colore a dimostrazione di quanto variegato sia il sentire umano, capace di contrastare anche il grigiore di un’attesa.
Ne “Il momento con te”, Paolo si sofferma, invece, sull’emozione derivante dal poter trascorrere un momento con chi si ama, sia esso un amico, un amore..una persona che ci fa sentire bene e che colora il nostro animo.. Ed è proprio quella scia luminosa, che si crea tra due anime che si incontrano, che contraddistingue quest’opera, così intima e spirituale, dimostrando l’abilità di un artista che non dipinge soltanto con le mani, ma soprattutto con il cuore!

La sua pittura che si contraddistingue per una particolare matericità si pone dunque in dialogo con l’osservatore, chiedendogli uno sforzo in più della semplice osservazione. E’ necessario immedesimarsi nelle figure che Graziani rappresenta, farsi trasportare da quel flusso di emozioni e sensazioni che ne derivano.. entrare dentro l’opera stessa e infine uscirne con un carico emozionale senza confini che ci consentirà di riflettere e comprendere meglio la vita stessa..


Francesca Callipari

venerdì 10 giugno 2016

Over the rainbow – Il colore come espressione dell’anima!: Kouros presenta Marco Capolungo e la sua pittura onirico –fiabesca..


Marco Capolungo - Mondo perduto

Nell’ambito della collettiva “Over the rainbow – il colore come espressione dell’anima”, ospitata a Firenze presso la Galleria Simultanea dal 3 al 15 Giugno, l’Associazione Kouros è lieta di presentare l’artista Marco Capolungo, che esporrà un’opera dal titolo “Mondo perduto”.

Marco, raccontaci qualcosa di te.. Quando è nato l’artista che è in te?

Ho iniziato a dipingere verso i 25 anni. Più che altro, perché avevo una specie di storia in testa, da raccontare attraverso dei quadri. Poi, dopo un paio d'anni, queste idee si sono affievolite e ho continuato cercando sempre di trovare qualcosa che veramente avesse il potere di farmi prendere su i pennelli e cominciare, quasi sempre improvvisando.

Alla nostra collettiva esponi un’opera dal titolo “Mondo perduto”. Raccontaci  com’è nata l’idea di questo dipinto e quali sono le tecniche adoperate per realizzarlo:

Semplicemente ho improvvisato il disegno dopo aver buttato giù le prime linee già programmate. La tecnica è quella della mia pittura per quadri disegnati, pazienza e un buon stato psicologico.

Collegandoci al titolo di quest’opera “mondo perduto”, riflettiamo un momento sull’epoca attuale alla quale tale titolo potrebbe in qualche modo rimandare. In questo particolare momento storico cosa manca sia a livello politico/economico ma soprattutto dal punto di vista sociale?

E' diventato tutto troppo tecnologico, troppe macchine, troppi cellulari, troppi eventi, della moda non se ne conosce più il carattere dominante, è tutto variegato, è tutto dominato dal computer, ma con questo non voglio dire che i contatti umani siano peggiorati, solo che stando molto davanti al pc e ipnotizzati davanti a cellulari e social network, sicuramente si ha meno tempo per stare a contatto con se stessi, ci si dimentica quasi, si vola via, l'anima se ne va... forse . Quello che manca di più è il contatto con la natura.

L’arte può avere a tuo avviso un futuro nel nostro Bel Paese o bisognerà sempre rivolgersi all’estero?

Io sinceramente non sapevo neanche che la tendenza era quella di rivolgersi all'estero, ahahahah. Ma sì apriamo in tutti i sensi tutte le frontiere.

Alla luce della collettiva “Over the rainbow”, da noi organizzata, che si concentra sul colore come espressione dell’anima, qual è il tuo pensiero a riguardo? Il colore ha davvero questo potere e dunque la capacità di far vibrare le corde più profonde dell’animo?

Sicuramente sì, ma ci sono anche opere con una sola tonalità di colore che possono creare anche loro un risveglio dentro di noi di qualche sentimento. Io ho usato spesso molti colori, non né conosco il motivo, forse perché mi piace trovare accostamenti azzeccati, e mi sembra sempre di avere a disposizione troppi pochi colori. Ogni colore è importante, mettendoli insieme si può dar vita a un arcobaleno.
Quando guardo un'opera più che altro indago nell'anima dell'opera e in quella dell'artista, sì comunque spesso mi ci riconosco. Tutte le arti possono muovere l'anima, forse la più potente è la musica, ma la vista sicuramente per me è il senso più importante, più vasto, più assoluto, quindi osservare un quadro è come vedere un mondo, come allargare i propri confini.

Grazie Marco, le tue opere così variopinte e originali ci conducono in una dimensione al tempo stesso onirica e fiabesca, in universi paralleli fatti di luci e ombre, di mostri e corpi sensuali, quasi a voler fornire una descrizione surreale della vita stessa, con le sue gioie, i suoi dolori, e i momenti di follia.

domenica 5 giugno 2016

Over the rainbow – Il colore come espressione dell’anima!: Kouros presenta Irene Perbellini e l’arte come estrinsecazione di sé…


Nell’ambito della collettiva “Over the rainbow – il colore come espressione dell’anima”, ospitata a Firenze presso la Galleria Simultanea dal 3 al 15 Giugno, l’Associazione Kouros è lieta di presentare l’artista Irene Perbellini, che esporrà due opere dal titolo “Embrasser” e “I quattro elementi”.

Irene, aiutaci a conoscerti meglio.. Come e quando hai scoperto la tua passione per il magnifico mondo dell’arte?
Buongiorno. E’ successo circa un anno fa. Cercavo da tempo un modo per esprimere le mie emozioni diverso dalla parola. Mi piacciono i colori, e da piccola adoravo disegnare. E così una sera sono entrata in un colorificio e ho comprato una tela…

Sappiamo che oltre alla pittura ti dedichi anche alla scultura in argilla.. Sei dunque un’artista poliedrica e che ama molto sperimentare. Cos’è che senti prima della creazione di ogni opera? Ti piace elaborare un progetto da cui partire o ti lasci guidare dall’istinto?
Con la scultura ho iniziato quest’anno a gennaio. E’ successo come per la pittura. Sono entrata in un colorificio e ho comprato l’argilla. Volevo dare un’altra sfumatura alle mie emozioni, e sperimentare qualcosa di diverso. Sia per i quadri che per l’argilla evito più possibile l’uso di pennelli o strumenti. Mi piace sentire al tatto il colore e la terra. Mi sembra, in questo modo, di avere un contatto diretto tra la mia anima e l’opera che sto creando, sensazione che non provo se uso strumenti in quanto, per me, causano un distacco, una separazione.
Quando inizio un quadro o scultura so esattamente cosa voglio esprimere, ma spesso non so esattamente cosa fare. Inizio, mi lascio trasportare dall’istinto, e, se ho raggiunto il mio obiettivo, firmo l’opera. Una volta firmata non la cambio più. E questo significa che l’opera è finita, e che quindi l’opera racconta la mia emozione.

Alla nostra collettiva esponi due tele intitolate rispettivamente “Embrasser”, e “I quattro elementi”. Molto interessante tra le due è certamente quest’ultima, che come documentato dal video, che sarà presente in mostra, è stata da te dipinta su una spiaggia, rappresentando un vero e proprio action painting. Raccontaci meglio questa esperienza e spiegaci anche com’è nata “Embrasser”:
Lo scorso inverno sono stata al mare. Il mare d’inverno è meraviglioso. Ho subito pensato di dipingere sulla spiaggia perché ero curiosa di sentire cosa avrei provato, davanti al mare. Infatti l’emozione è stata grande. Sembrava che il mare, la sabbia, il vento, il cielo, le conchiglie fossero lì a farmi compagnia e ad ispirarmi. Ho portato un pezzo di mare in questo quadro, che ho chiamato “i quattro elementi”. I colori sono stati diluiti con acqua salata, e sul quadro è stata messa della sabbia e conchiglie. L’action painting è una tecnica che mi piace moltissimo. E’ liberatoria. Quando il colore arriva con forza sulla tela mi emoziona e mi sfoga. Spesso mi commuove.
“Embrasser” è un quadro che è nato di notte. Mi sono svegliata e ho iniziato a mettere su tela tutti i colori. Li ho uniti insieme con le dita. Embrasser significa abbracciare. Ho voluto rappresentare in questo modo la mia visione di un abbraccio, ricambiato, dato ad una persona alla quale si vuole bene. L’emozione che sento è quella di una visione di colori che si uniscono tra di loro, come farfalle in volo.

Quali sono i tuoi prossimi progetti artistici?
Ho partecipato ad aprile scorso ad una mostra nel teatro dei Dioscuri al Quirinale con alcune sculture. Ho appena concluso una mostra personale nel centro della mia città, Verona, che ha riscosso molto successo. Parteciperò insieme ad altri artisti ad una mostra a Desenzano del Garda, a luglio. Terrò una nuova mostra personale verso fine anno, in una piccola galleria d’arte, a Verona.

Alla luce della collettiva “Over the rainbow”, da noi organizzata, che si concentra sul colore come espressione dell’anima, qual è il tuo pensiero a riguardo? Il colore ha davvero questo potere e dunque la capacità di far vibrare le corde più profonde dell’animo?
Credo ci sia un profondo legame tra colori e anima. Ho potuto provarlo attraverso la mia arte, che è nata all’improvviso proprio per dare voce alle mie emozioni più profonde. Adoro i colori caldi in particolar modo il rosso. Quando ho iniziato a scolpire mi sono accorta che, dopo un po’ di tempo che non dipingevo, mi mancavano i colori, che l’argilla non ha. Il colore è vita, emozione, passione, ma anche rabbia, tristezza, dolore. Attraverso i colori si possono dire tante cose che non hanno voce.

Grazie Irene per le tue parole e per la tua arte che così calda, viva e variopinta ci accarezza l’anima e ci proietta in un universo a noi parallelo dove colori ed emozioni si equivalgono in un viaggio bellissimo che speriamo non abbia mai fine…

venerdì 3 giugno 2016

Over the rainbow – Il colore come espressione dell’anima!: Kouros presenta Stefano Sassoli e la sua pittura polimaterica..

River- Stefano Sassoli

Nell’ambito della collettiva “Over the rainbow – il colore come espressione dell’anima”, ospitata a Firenze presso la Galleria Simultanea dal 3 Giugno al 15 Giugno, l’Associazione Kouros è lieta di presentare l’artista Stefano Sassoli, che esporrà due opere polimateriche dal titolo “River” e “Fantasy”..

Stefano, come e quando è cominciata la sua passione per l’arte? 
Sono sempre stato appassionato di arte. In particolare, però, ho iniziato a “produrre”, verso l’inizio degli anni ’90, proprio come sfogo dal mio lavoro “ufficiale” (l’imprenditore) che occupa tutta la mia giornata.

Come nascono i suoi quadri? Attraverso la capacità di dare origine a un’immagine già dentro la sua mente o grazie ad una spontanea espressione del suo estro?
I miei quadri possono nascere “per caso”, cioè essere frutto di un sentimento momentaneo; oppure possono nascere a seguito di un’idea e di una ricerca accurata dei materiali da utilizzare. Nella mia mente immagini non ce ne sono, seguo l’istinto.

Alla nostra collettiva espone “River” e “Fantasy”, due opere polimateriche nelle quali colore e materia si fondono insieme, facendo sì che si venga a creare un legame indissolubile tra questi due elementi. Può spiegarci come sono nate e quali emozioni o sensazioni vuol trasmettere attraverso di esse?
Sinceramente i miei quadri possono trasmettere determinate sensazioni a me, che possono (e sono sicuramente) diverse rispetto ad un’altra persona che li osserva. Non desidero trasmettere assolutamente niente, desidero soltanto che ciascuno “entri” nei miei quadri e riesca a provare diverse sensazioni, che ovviamente, come già detto, differiscono in base alla persona, al momento ed al contesto.

Quali progetti ha per il suo futuro artistico? Qualche evento espositivo in programma per i prossimi mesi? 
Dovreste chiederlo a mia figlia! È lei che si occupa di tutte le mie opere. Comunque sicuramente continuerò ad esporre e desidererei essere apprezzato da un pubblico sempre più vasto ed eterogeneo.

Alla luce della collettiva “Over the rainbow”, da noi organizzata, che si concentra sul colore come espressione dell’anima, qual è il suo pensiero a riguardo? Il colore ha davvero questo potere e dunque la capacità di far vibrare le corde più profonde dell’animo?
Mi piacerebbe venire a vedere l’espressione che gli altri artisti hanno dato all’oggetto di questa mostra (purtroppo per motivi lavorativi non mi è possibile). Comunque penso che le corde più profonde dell’animo possano essere mosse da qualsiasi cosa di “bello” (interiormente parlando) possa suscitare il nostro interesse.

Grazie Stefano per averci regalato uno scorcio della sua arte, consentendoci di addentrarci in un meraviglioso universo fatto di luci e colori che illuminano l’anima ed il cuore!

martedì 31 maggio 2016

Over the rainbow – Il colore come espressione dell’anima!: Kouros presenta Laura Oskene, l’artista che ci colora di emozioni…

Laura Oskene - L'abbraccio

Nell’ambito della collettiva “Over the rainbow – il colore come espressione dell’anima”, ospitata a Firenze presso la Galleria Simultanea dal 3 Giugno al 15 Giugno, l’Associazione Kouros è lieta di presentare l’artista Laura Oskene, che esporrà due opere dal titolo “L’abbraccio” ed “En-theos”.

Laura, permettici di conoscerti meglio.. Quando si è acceso in te il fuoco sacro dell’arte?
Per me l'arte consiste essenzialmente in un percorso di ricerca individuale e più precisamente rappresenta il perfetto punto d'incontro fra la dimensione dell'artista, inteso anche come canale, e gli stimoli che ad essa pervengono, siano questi appartenenti alla sfera del reale o ad un'altra prettamente metafisica, che dando origine ad un moto interiore generano poi quella necessità, (di ricerca ed espressiva) da cui fuoriesce infine l'opera d'arte. Personalmente ho cominciato ad avvertire quest'urgenza poco prima dei vent'anni, muovendomi dapprima nel mondo delle parole scritte e nella vita stessa per conto di queste. Ma forse ciò accadeva ancora in modo troppo barbarico e poco mediato, come in un incontrollato e giovanile impulso di consumare ogni cosa in nome di una divinità/padrone  – che per me allora era la letteratura – il che ha portato il mezzo ad esaurirsi, costringendomi a cambiare linguaggio oltre che metodo d'approccio. Ho così cominciato a sentirmi attratta dal mondo dei video, arrivando anche a girare un mediometraggio, (a tutt'oggi incompiuto) completamente autoprodotto dal tema simbolico – surrealista riguardante l'ascesa spirituale di un personaggio di cui il film illustrava il percorso.
Il progetto è stato accantonato da me con l'intenzione di riprenderlo in seguito,  avendo perso temporaneamente interesse per esso a favore di altre cose tra cui, sul versante artistico, il disegno seguito a ruota dalla pittura, entrambi appresi da autodidatta, se si escludono alcuni proficui scambi avuti con altri artisti che mi hanno spinto a continuare su questa strada.
    
Cosa senti al momento della creazione dell’opera? Sai già esattamente quello che vuoi realizzare o lasci che la mano faccia da sé, in una libera estrinsecazione della tua fantasia?
Preciso che il rapporto che intrattengo con la pittura e il disegno è estremamente più sereno e disimpegnato rispetto a quello che a suo tempo mi legava alla scrittura. Esso consiste semplicemente in una serie di bei momenti nei quali mi siedo al tavolo e comincio a creare partendo da un soggetto, (in genere una foto) per poi vedere via via come esso si trasforma, arrivando talvolta a dar vita a qualcosa di completamente diverso che finisce poi con l'emergere dalla trama di pennellate, colpi di matita e pastello che io vado a sovrapporre al foglio o alla tela. E' un processo nel complesso oltre che piacevole, quasi liberatorio, a tratti primitivo e ancestrale che fa tornare bambini da adulti e io in più di un'occasione mi son ritrovata a prendere direttamente il colore con le mani e ad applicarlo su legno secondo movimenti liberi e istintivi, sentendo così di contribuire alla rappresentazione dell'anima del dipinto.

Alla nostra collettiva esponi “L’abbraccio” e “En-theos”,  due opere che si caratterizzano per la presenza di colori molto accesi e da un’aura di mistero, palpabile soprattutto nell’opera “En-theos”. Raccontaci come sono nate e se vi è un significato nascosto che vorresti trasmettere attraverso di esse?
Parto da “En – Theos” perchè è un esempio di quanto dicevo sopra, circa la possibilità di utilizzare direttamente i polpastrelli nella stesura del pigmento sul supporto, il che è ravvisabile in quell'esplosione informe di colore che parte dal petto del personaggio per poi espandersi tutt'attorno. Il soggetto che ha ispirato l'opera e che è stato da questa notevolmente trasfigurato è un membro della tribù Surma che vive nella bassa Valle dell'Omo, sul confine Etiope, di cui ho trovato una foto in rete. Per un po' di tempo sono stata notevolmente affascinata da questo genere di soggetti tribali e dal loro mondo relativamente privo di sovrastrutture che si sviluppa accanto al nostro come un simbolo di purezza incontaminata che ancor oggi resiste in alcune zone del pianeta.
Il titolo significa letteralmente “avere un Dio dentro di sè” vale a dire essere animati da una forza sacrale a cui ci si abbandona, uno slancio inconoscibile, una passione che per me può coincidere con una rappresentazione metaforica dell'arte o con l'estasi dei santi, dei mistici o dei folli primitivi. Ma anche dei poeti.
“L'abbraccio”, invece, nella sua essenzialità è una pura e semplice rappresentazione dell'amore di coppia, (o almeno così l'ho inteso io) in tutti i sensi e le declinazioni possibili che un tema del genere può avere. Dopo averlo concluso, guardando le braccia del soggetto maschile che stringe ad occhi chiusi la donna ripresa di spalle, mi ha dato quasi l'impressione fossero prive di epidermide e che quindi questo abbraccio nudo, senza pelle, acquisisse ancora più forza e autenticità. Insomma che fosse l'immagine di due persone che si amano profondamente, al di là di ogni corazza, comprese quelle naturali che caratterizzano la nostra esistenza terrena e che ci proteggono da tutto il resto, esterno  e perciò nocivo a noi.
Laura Oskene - En-Theos

Quali progetti hai per il tuo futuro artistico?
Sembrerà un pò buffo, ma quel che ho prodotto finora in campo figurativo l'ho fatto senza conoscere nulla di anatomia, perciò uno dei miei progetti per il futuro, per arrivare ad articolare meglio il mio linguaggio e renderlo più libero, è sicuramente dedicarmi a questo tipo di studio, cosa che peraltro ho già cominciato a fare da un pò di tempo a questa parte.
Per il resto penso mi farebbe piacere ultilizzare altri mezzi e materiali diversi come l'argilla o produrre piccoli oggetti artigianali. Vedrò cosa mi dice l'ispirazione.

Alla luce della collettiva “Over the rainbow”, da noi organizzata, che si concentra sul colore come espressione dell’anima, qual è il tuo pensiero a riguardo? Il colore ha davvero questo potere e dunque la capacità di far vibrare le corde più profonde dell’animo?
Sicuramente ci sono varie teorie del colore e della percezione che possono dare risposte a questa domanda ben più elaborate e precise di quella che potrei dar io ora rispondendovi così su due piedi. Tuttavia, quello che posso dire sulla base della mia esperienza sia come autrice che come spettatrice è che il colore, così come la forma, dialogano in modo quasi inconscio con il nostro animo trasmettendoci dei significati sottili di cui non sempre siamo consapevoli. E chiaramente, anche se spesso indipendentemente dalla volontà dell'autore, riflettono molto della sua anima, del modo in cui percepisce il mondo circostante e sente il prossimo, i luoghi, le persone. Benchè ovviamente ci siano ampie eccezioni e questa non sia una regola.
Concludendo, io stessa non avevo mai fatto caso, prima che altri tempo fa me lo facessero notare, (oltre naturalmente a voi oggi) che le mie opere riflettono un ricco utilizzo del colore e che sono perciò vivaci. Non so da cosa dipenda, ma se fosse per caso, anche in minima parte, una spia del fatto che nonostante le difficoltà e i compromessi che il mondo odierno impone, anch'io sia riuscita a mantenere dentro me uno spazio, neppure tanto piccolo, dove regna la Vita e che questo pur rinnovandosi abbia saputo sopravvivere ad ogni ostilità, offrendomi un luogo rigenerante nel quale trascorrere tutto il tempo che riesco a dedicargli, mi parrebbe una un'ipotesi adeguata.
Salvo che allora dovrei utilizzare il triplo del colore in più. La ringrazio per l'intervista.  

Grazie a lei Laura, un animo puro e sensibile che ci ha regalato un po’ di sé, frammenti di un universo variopinto che restituiscono colore alle nostre esistenze, a volte troppo grigie.