domenica 5 giugno 2016

Over the rainbow – Il colore come espressione dell’anima!: Kouros presenta Irene Perbellini e l’arte come estrinsecazione di sé…


Nell’ambito della collettiva “Over the rainbow – il colore come espressione dell’anima”, ospitata a Firenze presso la Galleria Simultanea dal 3 al 15 Giugno, l’Associazione Kouros è lieta di presentare l’artista Irene Perbellini, che esporrà due opere dal titolo “Embrasser” e “I quattro elementi”.

Irene, aiutaci a conoscerti meglio.. Come e quando hai scoperto la tua passione per il magnifico mondo dell’arte?
Buongiorno. E’ successo circa un anno fa. Cercavo da tempo un modo per esprimere le mie emozioni diverso dalla parola. Mi piacciono i colori, e da piccola adoravo disegnare. E così una sera sono entrata in un colorificio e ho comprato una tela…

Sappiamo che oltre alla pittura ti dedichi anche alla scultura in argilla.. Sei dunque un’artista poliedrica e che ama molto sperimentare. Cos’è che senti prima della creazione di ogni opera? Ti piace elaborare un progetto da cui partire o ti lasci guidare dall’istinto?
Con la scultura ho iniziato quest’anno a gennaio. E’ successo come per la pittura. Sono entrata in un colorificio e ho comprato l’argilla. Volevo dare un’altra sfumatura alle mie emozioni, e sperimentare qualcosa di diverso. Sia per i quadri che per l’argilla evito più possibile l’uso di pennelli o strumenti. Mi piace sentire al tatto il colore e la terra. Mi sembra, in questo modo, di avere un contatto diretto tra la mia anima e l’opera che sto creando, sensazione che non provo se uso strumenti in quanto, per me, causano un distacco, una separazione.
Quando inizio un quadro o scultura so esattamente cosa voglio esprimere, ma spesso non so esattamente cosa fare. Inizio, mi lascio trasportare dall’istinto, e, se ho raggiunto il mio obiettivo, firmo l’opera. Una volta firmata non la cambio più. E questo significa che l’opera è finita, e che quindi l’opera racconta la mia emozione.

Alla nostra collettiva esponi due tele intitolate rispettivamente “Embrasser”, e “I quattro elementi”. Molto interessante tra le due è certamente quest’ultima, che come documentato dal video, che sarà presente in mostra, è stata da te dipinta su una spiaggia, rappresentando un vero e proprio action painting. Raccontaci meglio questa esperienza e spiegaci anche com’è nata “Embrasser”:
Lo scorso inverno sono stata al mare. Il mare d’inverno è meraviglioso. Ho subito pensato di dipingere sulla spiaggia perché ero curiosa di sentire cosa avrei provato, davanti al mare. Infatti l’emozione è stata grande. Sembrava che il mare, la sabbia, il vento, il cielo, le conchiglie fossero lì a farmi compagnia e ad ispirarmi. Ho portato un pezzo di mare in questo quadro, che ho chiamato “i quattro elementi”. I colori sono stati diluiti con acqua salata, e sul quadro è stata messa della sabbia e conchiglie. L’action painting è una tecnica che mi piace moltissimo. E’ liberatoria. Quando il colore arriva con forza sulla tela mi emoziona e mi sfoga. Spesso mi commuove.
“Embrasser” è un quadro che è nato di notte. Mi sono svegliata e ho iniziato a mettere su tela tutti i colori. Li ho uniti insieme con le dita. Embrasser significa abbracciare. Ho voluto rappresentare in questo modo la mia visione di un abbraccio, ricambiato, dato ad una persona alla quale si vuole bene. L’emozione che sento è quella di una visione di colori che si uniscono tra di loro, come farfalle in volo.

Quali sono i tuoi prossimi progetti artistici?
Ho partecipato ad aprile scorso ad una mostra nel teatro dei Dioscuri al Quirinale con alcune sculture. Ho appena concluso una mostra personale nel centro della mia città, Verona, che ha riscosso molto successo. Parteciperò insieme ad altri artisti ad una mostra a Desenzano del Garda, a luglio. Terrò una nuova mostra personale verso fine anno, in una piccola galleria d’arte, a Verona.

Alla luce della collettiva “Over the rainbow”, da noi organizzata, che si concentra sul colore come espressione dell’anima, qual è il tuo pensiero a riguardo? Il colore ha davvero questo potere e dunque la capacità di far vibrare le corde più profonde dell’animo?
Credo ci sia un profondo legame tra colori e anima. Ho potuto provarlo attraverso la mia arte, che è nata all’improvviso proprio per dare voce alle mie emozioni più profonde. Adoro i colori caldi in particolar modo il rosso. Quando ho iniziato a scolpire mi sono accorta che, dopo un po’ di tempo che non dipingevo, mi mancavano i colori, che l’argilla non ha. Il colore è vita, emozione, passione, ma anche rabbia, tristezza, dolore. Attraverso i colori si possono dire tante cose che non hanno voce.

Grazie Irene per le tue parole e per la tua arte che così calda, viva e variopinta ci accarezza l’anima e ci proietta in un universo a noi parallelo dove colori ed emozioni si equivalgono in un viaggio bellissimo che speriamo non abbia mai fine…

venerdì 3 giugno 2016

Over the rainbow – Il colore come espressione dell’anima!: Kouros presenta Stefano Sassoli e la sua pittura polimaterica..

River- Stefano Sassoli

Nell’ambito della collettiva “Over the rainbow – il colore come espressione dell’anima”, ospitata a Firenze presso la Galleria Simultanea dal 3 Giugno al 15 Giugno, l’Associazione Kouros è lieta di presentare l’artista Stefano Sassoli, che esporrà due opere polimateriche dal titolo “River” e “Fantasy”..

Stefano, come e quando è cominciata la sua passione per l’arte? 
Sono sempre stato appassionato di arte. In particolare, però, ho iniziato a “produrre”, verso l’inizio degli anni ’90, proprio come sfogo dal mio lavoro “ufficiale” (l’imprenditore) che occupa tutta la mia giornata.

Come nascono i suoi quadri? Attraverso la capacità di dare origine a un’immagine già dentro la sua mente o grazie ad una spontanea espressione del suo estro?
I miei quadri possono nascere “per caso”, cioè essere frutto di un sentimento momentaneo; oppure possono nascere a seguito di un’idea e di una ricerca accurata dei materiali da utilizzare. Nella mia mente immagini non ce ne sono, seguo l’istinto.

Alla nostra collettiva espone “River” e “Fantasy”, due opere polimateriche nelle quali colore e materia si fondono insieme, facendo sì che si venga a creare un legame indissolubile tra questi due elementi. Può spiegarci come sono nate e quali emozioni o sensazioni vuol trasmettere attraverso di esse?
Sinceramente i miei quadri possono trasmettere determinate sensazioni a me, che possono (e sono sicuramente) diverse rispetto ad un’altra persona che li osserva. Non desidero trasmettere assolutamente niente, desidero soltanto che ciascuno “entri” nei miei quadri e riesca a provare diverse sensazioni, che ovviamente, come già detto, differiscono in base alla persona, al momento ed al contesto.

Quali progetti ha per il suo futuro artistico? Qualche evento espositivo in programma per i prossimi mesi? 
Dovreste chiederlo a mia figlia! È lei che si occupa di tutte le mie opere. Comunque sicuramente continuerò ad esporre e desidererei essere apprezzato da un pubblico sempre più vasto ed eterogeneo.

Alla luce della collettiva “Over the rainbow”, da noi organizzata, che si concentra sul colore come espressione dell’anima, qual è il suo pensiero a riguardo? Il colore ha davvero questo potere e dunque la capacità di far vibrare le corde più profonde dell’animo?
Mi piacerebbe venire a vedere l’espressione che gli altri artisti hanno dato all’oggetto di questa mostra (purtroppo per motivi lavorativi non mi è possibile). Comunque penso che le corde più profonde dell’animo possano essere mosse da qualsiasi cosa di “bello” (interiormente parlando) possa suscitare il nostro interesse.

Grazie Stefano per averci regalato uno scorcio della sua arte, consentendoci di addentrarci in un meraviglioso universo fatto di luci e colori che illuminano l’anima ed il cuore!

martedì 31 maggio 2016

Over the rainbow – Il colore come espressione dell’anima!: Kouros presenta Laura Oskene, l’artista che ci colora di emozioni…

Laura Oskene - L'abbraccio

Nell’ambito della collettiva “Over the rainbow – il colore come espressione dell’anima”, ospitata a Firenze presso la Galleria Simultanea dal 3 Giugno al 15 Giugno, l’Associazione Kouros è lieta di presentare l’artista Laura Oskene, che esporrà due opere dal titolo “L’abbraccio” ed “En-theos”.

Laura, permettici di conoscerti meglio.. Quando si è acceso in te il fuoco sacro dell’arte?
Per me l'arte consiste essenzialmente in un percorso di ricerca individuale e più precisamente rappresenta il perfetto punto d'incontro fra la dimensione dell'artista, inteso anche come canale, e gli stimoli che ad essa pervengono, siano questi appartenenti alla sfera del reale o ad un'altra prettamente metafisica, che dando origine ad un moto interiore generano poi quella necessità, (di ricerca ed espressiva) da cui fuoriesce infine l'opera d'arte. Personalmente ho cominciato ad avvertire quest'urgenza poco prima dei vent'anni, muovendomi dapprima nel mondo delle parole scritte e nella vita stessa per conto di queste. Ma forse ciò accadeva ancora in modo troppo barbarico e poco mediato, come in un incontrollato e giovanile impulso di consumare ogni cosa in nome di una divinità/padrone  – che per me allora era la letteratura – il che ha portato il mezzo ad esaurirsi, costringendomi a cambiare linguaggio oltre che metodo d'approccio. Ho così cominciato a sentirmi attratta dal mondo dei video, arrivando anche a girare un mediometraggio, (a tutt'oggi incompiuto) completamente autoprodotto dal tema simbolico – surrealista riguardante l'ascesa spirituale di un personaggio di cui il film illustrava il percorso.
Il progetto è stato accantonato da me con l'intenzione di riprenderlo in seguito,  avendo perso temporaneamente interesse per esso a favore di altre cose tra cui, sul versante artistico, il disegno seguito a ruota dalla pittura, entrambi appresi da autodidatta, se si escludono alcuni proficui scambi avuti con altri artisti che mi hanno spinto a continuare su questa strada.
    
Cosa senti al momento della creazione dell’opera? Sai già esattamente quello che vuoi realizzare o lasci che la mano faccia da sé, in una libera estrinsecazione della tua fantasia?
Preciso che il rapporto che intrattengo con la pittura e il disegno è estremamente più sereno e disimpegnato rispetto a quello che a suo tempo mi legava alla scrittura. Esso consiste semplicemente in una serie di bei momenti nei quali mi siedo al tavolo e comincio a creare partendo da un soggetto, (in genere una foto) per poi vedere via via come esso si trasforma, arrivando talvolta a dar vita a qualcosa di completamente diverso che finisce poi con l'emergere dalla trama di pennellate, colpi di matita e pastello che io vado a sovrapporre al foglio o alla tela. E' un processo nel complesso oltre che piacevole, quasi liberatorio, a tratti primitivo e ancestrale che fa tornare bambini da adulti e io in più di un'occasione mi son ritrovata a prendere direttamente il colore con le mani e ad applicarlo su legno secondo movimenti liberi e istintivi, sentendo così di contribuire alla rappresentazione dell'anima del dipinto.

Alla nostra collettiva esponi “L’abbraccio” e “En-theos”,  due opere che si caratterizzano per la presenza di colori molto accesi e da un’aura di mistero, palpabile soprattutto nell’opera “En-theos”. Raccontaci come sono nate e se vi è un significato nascosto che vorresti trasmettere attraverso di esse?
Parto da “En – Theos” perchè è un esempio di quanto dicevo sopra, circa la possibilità di utilizzare direttamente i polpastrelli nella stesura del pigmento sul supporto, il che è ravvisabile in quell'esplosione informe di colore che parte dal petto del personaggio per poi espandersi tutt'attorno. Il soggetto che ha ispirato l'opera e che è stato da questa notevolmente trasfigurato è un membro della tribù Surma che vive nella bassa Valle dell'Omo, sul confine Etiope, di cui ho trovato una foto in rete. Per un po' di tempo sono stata notevolmente affascinata da questo genere di soggetti tribali e dal loro mondo relativamente privo di sovrastrutture che si sviluppa accanto al nostro come un simbolo di purezza incontaminata che ancor oggi resiste in alcune zone del pianeta.
Il titolo significa letteralmente “avere un Dio dentro di sè” vale a dire essere animati da una forza sacrale a cui ci si abbandona, uno slancio inconoscibile, una passione che per me può coincidere con una rappresentazione metaforica dell'arte o con l'estasi dei santi, dei mistici o dei folli primitivi. Ma anche dei poeti.
“L'abbraccio”, invece, nella sua essenzialità è una pura e semplice rappresentazione dell'amore di coppia, (o almeno così l'ho inteso io) in tutti i sensi e le declinazioni possibili che un tema del genere può avere. Dopo averlo concluso, guardando le braccia del soggetto maschile che stringe ad occhi chiusi la donna ripresa di spalle, mi ha dato quasi l'impressione fossero prive di epidermide e che quindi questo abbraccio nudo, senza pelle, acquisisse ancora più forza e autenticità. Insomma che fosse l'immagine di due persone che si amano profondamente, al di là di ogni corazza, comprese quelle naturali che caratterizzano la nostra esistenza terrena e che ci proteggono da tutto il resto, esterno  e perciò nocivo a noi.
Laura Oskene - En-Theos

Quali progetti hai per il tuo futuro artistico?
Sembrerà un pò buffo, ma quel che ho prodotto finora in campo figurativo l'ho fatto senza conoscere nulla di anatomia, perciò uno dei miei progetti per il futuro, per arrivare ad articolare meglio il mio linguaggio e renderlo più libero, è sicuramente dedicarmi a questo tipo di studio, cosa che peraltro ho già cominciato a fare da un pò di tempo a questa parte.
Per il resto penso mi farebbe piacere ultilizzare altri mezzi e materiali diversi come l'argilla o produrre piccoli oggetti artigianali. Vedrò cosa mi dice l'ispirazione.

Alla luce della collettiva “Over the rainbow”, da noi organizzata, che si concentra sul colore come espressione dell’anima, qual è il tuo pensiero a riguardo? Il colore ha davvero questo potere e dunque la capacità di far vibrare le corde più profonde dell’animo?
Sicuramente ci sono varie teorie del colore e della percezione che possono dare risposte a questa domanda ben più elaborate e precise di quella che potrei dar io ora rispondendovi così su due piedi. Tuttavia, quello che posso dire sulla base della mia esperienza sia come autrice che come spettatrice è che il colore, così come la forma, dialogano in modo quasi inconscio con il nostro animo trasmettendoci dei significati sottili di cui non sempre siamo consapevoli. E chiaramente, anche se spesso indipendentemente dalla volontà dell'autore, riflettono molto della sua anima, del modo in cui percepisce il mondo circostante e sente il prossimo, i luoghi, le persone. Benchè ovviamente ci siano ampie eccezioni e questa non sia una regola.
Concludendo, io stessa non avevo mai fatto caso, prima che altri tempo fa me lo facessero notare, (oltre naturalmente a voi oggi) che le mie opere riflettono un ricco utilizzo del colore e che sono perciò vivaci. Non so da cosa dipenda, ma se fosse per caso, anche in minima parte, una spia del fatto che nonostante le difficoltà e i compromessi che il mondo odierno impone, anch'io sia riuscita a mantenere dentro me uno spazio, neppure tanto piccolo, dove regna la Vita e che questo pur rinnovandosi abbia saputo sopravvivere ad ogni ostilità, offrendomi un luogo rigenerante nel quale trascorrere tutto il tempo che riesco a dedicargli, mi parrebbe una un'ipotesi adeguata.
Salvo che allora dovrei utilizzare il triplo del colore in più. La ringrazio per l'intervista.  

Grazie a lei Laura, un animo puro e sensibile che ci ha regalato un po’ di sé, frammenti di un universo variopinto che restituiscono colore alle nostre esistenze, a volte troppo grigie. 

mercoledì 9 marzo 2016

Elisa Mazzieri, l’artista a 360 gradi che dà colore alle mille sfaccettature dell’anima…

Elisa Mazzieri - A grappoli


Abbiamo conosciuto Elisa Mazzieri nell’ambito della nostra collettiva tenutasi a Firenze lo scorso novembre “Semplicemente Donna”, in occasione della Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, nella quale la stessa ha esposto l’opera pittorica “Reverie”, corredata dalla poesia “E se” (immagine in basso), per esprimere il suo punto di vista sulla figura femminile nell’immagine di una donna libera e consapevole e più che mai volenterosa di allontanare da sé i pregiudizi della società.


Elisa Mazzieri - Reverie


La ritroviamo qualche mese dopo con lo stesso brio e l’energia di sempre a raccontarci nuovi universi immaginifici nell’originalità che da sempre la contraddistingue, con un contributo artistico sempre poderoso e denso di significati anche all’interno della nostra ultima collettiva, “Orietur in tenebris lux tua”, conclusasi ieri sera a Lucca presso la Sala di Corte dell’Angelo.

Nata a Milano, da genitori toscani, Elisa Mazzieri vive a Roma, non per molto ancora, a detta della stessa che spera di spostarsi in un luogo più a misura d’uomo e d’artista per sfogare al meglio il suo estro creativo.
L’arte ed in particolar modo il disegno destano la sua curiosità sin da bambina, epoca in cui già si destreggia bene nel disegno a matita. Oggi come allora questa tecnica continua ad essere la sua preferita, in quanto le consente una migliore espressione del suo ideale creativo. 

La Mazzieri è senz’altro artista a 360 gradi, non solo il disegno, ma anche la scrittura e la poesia occupano le sue giornate, per lavoro oltre che per diletto. In occasione di quest’ultima esposizione curata dalla nostra Associazione “Orietur in tenebris lux tua”, ella ha esposto due opere intitolate "Così in basso" (la prima in basso a sinistra) e "A grappoli" (la seconda in basso a sinistra), entrambe di natura astratta, dove predominante è il colore che la stessa imprime sulle tele attraverso un disegno quasi rapido e frenetico, dando origine ad un moto di forme e di colori, in una sorta di esplosione emotiva che ci consegna con accuratezza tutto il suo estro ed i suoi infiniti mondi interiori.

Elisa Mazzieri - Così in basso

L’originalità delle sue opere colpisce ancora una volta e siamo certi che ci continuerà a stupire anche nelle sue prossime estrinsecazioni artistiche, rivelatesi finora mai banali, né scontate e sempre corredate da significati sottesi che ci inducono a riflettere sulle innumerevoli questioni che la vita di tutti i giorni ci pone di fronte; le opere di Elisa sono lo specchio della sua anima, ma anche della nostra che guardandole ci ritroviamo nelle nostre umane fragilità e ci riscopriamo sempre più piccoli di fronte agli enormi macigni che l’esistenza frappone tra noi e le nostre aspirazioni, troppo spesso disattese in un mondo che va troppo veloce e noi non riusciamo a stargli dietro. 

La Mazzieri, dotata della potenza espressiva del mezzo artistico, ci dice di cercare di fermarci un attimo e di provare a respirare in mezzo alle tempeste dell’esistenza, per risalire in superficie e per non rischiare di annegare mai più…

Associazione Kouros

lunedì 7 marzo 2016

Paola Carosiello , l’artista che dà voce ai sentimenti e alle emozioni più recondite dell’animo umano.


Paola Carosiello alla mostra "Semplicemente Donna"

Abbiamo conosciuto Paola Carosiello alla nostra collettiva Semplicemente Donna, tenutasi a Firenze nel novembre 2015 e alla quale l’artista ha esposto un’opera molto significativa, dal titolo “Malinconia”, riproducente il ritratto di una donna, la madre della stessa Carosiello, il cui volto, segnato dal passare del tempo, ci ha condotto inevitabilmente ad una riflessione sulla vita e sulla sua fugacità.

Artista bolognese, la Carosiello ha cominciato la sua attività artistica intorno alla fine degli anni ’90, partendo dal disegno, tecnica a lei più affine, per poi proseguire il suo studio presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna, dove si è laureata discutendo una tesi sul paesaggio.
E’ così dunque che si è avviato il suo percorso artistico, fondato su una profonda riflessione sull’arte e in particolar modo sulla pittura, che la conduce in seguito a specializzarsi in Comunicazione e didattica dell’arte.

In questa collettiva, incentrata sul rapporto luce – tenebre nell’arte contemporanea, Paola Carosiello espone due opere fortemente espressive, eseguite in olio su tela, dal titolo “Desolazione” e “Fatina”, nelle quali ella affronta ancora una volta i sentimenti e le emozioni più recondite dell’animo umano.


Paola Carosiello - Desolazione

Desolazione caratterizzata da tonalità cupe in contrasto, ci pone di fronte alla rappresentazione della disperazione, mostrando una donna che si trascina a fatica in un paesaggio devastato e senza alcun segno di vita. In essa l’artista mostra un’estrema capacità tecnica, riuscendo grazie ad una sovrapposizione di colori, a creare stupendi effetti chiaroscurali che rendono ancora più drammatica e devastante la scena raffigurata.


Paola Carosiello - Fatina

Fatina, invece, che apparentemente si pone come un semplice ritratto, mostra una piccola donna o meglio una bambina, colta quasi di sorpresa che impaurita rivolge lo sguardo allo spettatore. Fili rossi e neri sembrano tenerla avvinghiata alla tela, quasi a voler simboleggiare un’anima intrappolata nei suoi dubbi e nelle sue incertezze.

Paola Carosiello è dunque un’artista estremamente incisiva, sempre pronta a sperimentare nuove tecniche. Nella pittura ella ritrova la sua energia positiva, affrontando spesso tematiche particolarmente difficili quali ad esempio la fugacità del tempo o la disperazione, che attraverso le sue tele riesce a trasmettere intensamente arrivando al cuore dello spettatore!

domenica 6 marzo 2016

Simone Galimberti , l’artista della luce e delle ombre che vuol giungere all’anima dell’essere umano!

Non dipingo pensando di creare qualcosa
che stia necessariamente bene appeso ad una parete,
in un salotto o in una casa.
Credo che quello sia compito di arredatori o designers.
Preferisco pensare le mie opere come qualcosa che,
a prescindere da dove saranno collocate,
arredino l’animo di chi le guarda.
 Simone Galimberti


Abbiamo conosciuto Simone Galimberti un anno fa alla nostra collettiva Il Nudo tra seduzione e provocazione tenutasi a Firenze dal 26 Settembre al 7 Ottobre 2015.
Galimberti, artista milanese, da sempre interessato all’arte, ha cominciato realmente la sua attività pittorica nel 1997, specializzandosi nella rappresentazione di nature morte e in particolare di soggetti femminili.
Rifacendosi ad artisti del calibro di Leonardo, Caravaggio, Ingres fino ad arrivare ai più moderni Saturno Buttò e David Kassan, Galimberti inizia il suo percorso come autodidatta, studiando a fondo le opere di questi artisti che egli definisce i suoi maestri e leggendo i diversi trattati antichi e moderni sulla pittura.

Le sue nature morte, seppur molto vicine alle raffigurazioni seicentesche differiscono da quest’ultime per la loro freschezza, non configurandosi più come emblema del male o della caducità dell’esistenza. I frutti che l’artista ritrae nelle sue tele presentano ancora delle parti per così dire “vitali”: sono pronti per essere gustati, come dimostrano ad esempio il limone appena sbucciato o la mela addentata, e seppur destinati, come si sa, a marcire, essi vengono immortalati per sempre in un preciso attimo della loro esistenza, divenendo così simbolo di eternità!



Simone Galimberti - Still life

Simone Galimberti - Un lampo nel buio


Le figure femminili, altro soggetto ricorrente nelle opere dell’artista sono, invece, descritte prevalentemente nella loro sensualità, con particolare attenzione anche alla descrizione anatomica.



Simone Galimberti - The B side of the moon
(Cry for the moon)

Degna di interesse è la serie Cry for the moon, che abbiamo avuto modo di conoscere in parte alla nostra collettiva sul Nudo grazie all’opera The B side of the moon, esposta in quell’occasione.

Simone Galimberti -Falce di Luna
(Cry for the moon)
Cry for the moon, è una sorta di ciclo pittorico in divenire, in quanto l’artista vi aggiunge ogni anno qualche nuovo disegno o dipinto. Composto prevalentemente da ritratti femminili, in esso Galimberti, alla sensualità della donna, evidenziata da particolari pose che accentuano alcuni scorci delle sue nudità, associa l’immagine della luna, da sempre strettamente connessa alla figura femminile, evidenziando anche un’attenta osservazione dell’astro celeste, descritto nei minimi particolari.


In quest’ultima collettiva, “Orietur in tenebri lux tua”, incentrata sul rapporto luce-tenebre nell’arte contemporanea, Simone Galimberti mostra tutta la sua abilità pittorica nell’opera eseguita in olio su tela, Surrender to the light, appositamente creata per questa esposizione e nella quale l’artista, rendendo ancor più forti i contrasti chiaroscurali, sempre presenti nelle sue tele, è riuscito a costruire un’immagine di grande impatto visivo, nonché spirituale, attraverso la quale incita lo spettatore ad arrendersi al potere della luce, trovando così la propria pace interiore, liberandosi una volta per tutte dalle tenebre che attanagliano la vita!

Simone Galimberti - Surrender to the light

Un artista, dunque, molto interessante che, conscio della grandezza e della bellezza delle opere degli antichi maestri, ha saputo prendere il meglio da ognuno, elaborando uno stile proprio, del tutto originale, capace di condurre lo spettatore in uno spazio senza tempo, in una dimensione onirica che lo attrae, facendolo sentire parte dell’opera stessa.

F. Callipari

giovedì 3 marzo 2016

“Orietur in tenebris lux tua”, Kouros presenta Carlotta Mantovani e l’arte come energia e liberazione dalle sofferenze interiori…


Carlotta Mantovani - Luna... luce del divenire


Nell’ambito della collettiva “Orietur in tenebris lux tua-Arte contemporanea tra luce e tenebre” ospitata a Lucca presso la sala comunale Corte dell’Angelo dal 28 Febbraio all’8 Marzo, l’Associazione Kouros è lieta di presentare l’artista Carlotta Mantovani, che espone un’opera olio su tela dal titolo “Luna...luce del divenire".

Carlotta, raccontaci di te.. Quando e da cosa è scaturita questa passione per l’arte?

La mia espressione artistica ha origini lontane, risale forse all’infanzia, quando mi sentivo profondamente attratta dai colori. Dopo l’istituto Magistrale ho frequentato l’Accademia di Belle Arti di Bologna tra il 1979 e l’83, anno in cui mi sono diplomata.
Non fu una esperienza appagante, sinceramente! Non avevo chiare in mente, allora, le motivazioni della mia ricerca e non trovavo interlocutori che potessero condividere la stessa inquietudine.
Una volta terminata l’Accademia ho accantonato la ricerca, per dedicarmi alla illustrazione. Ho insegnato per qualche anno Educazione Artistica, ho lavorato in uno studio Grafico poi mi sono “persa a crescere i miei 3 figli”.
Parallelamente ho scritto poesie e brevi racconti e, proprio la scrittura ha risvegliato la mia ricerca espressiva.
La musicalità delle parole unita all’eco dei significati mi hanno riportata sulla via della riflessione sul senso delle cose.
Negli ultimi anni, da quando ho ripreso a dipingere ad olio, ho riscoperto un mondo che mi appartiene da sempre. La forza dei colori è un grande richiamo all’energia della vita.

Sappiamo che oltre alla pittura ti dedichi con molta passione alla scrittura e in particolare alla poesia. In entrambi i casi, poesia o pittura, segui molto l’istinto o parti sempre da un preciso progetto, da un’idea pensata da tempo?

La frase di apertura del mio sito è: “cercare e non trovare i confini dell’arte”, proprio perché poesia, pittura, musica di cui mi nutro…e che purtroppo non produco (ma qui bisognerebbe allargare il discorso a dismisura sull’energia che l’essere umano è in grado di mettere in moto…o forse solo di intercettare come corrente ascensionale. Energia che scuote e coinvolge, interroga e accompagna) sono espressioni dello stesso animo inquieto.
Dunque mi piacerebbe realizzare progetti precisi e pensati, ma poi mentre lavoro mi rendo conto che il mio inconscio si impone e pretende di dire la sua, proprio come un sogno segue una traiettoria priva di logica apparente.
Generalmente c’è un momento in cui il mio lavoro si ferma, restiamo in silenzio ad osservarci, anche molto tempo…finchè emerge ciò che sta nel profondo della mente.
Mi è capitato più di una volta di capire il significato di un quadro dopo averlo finito.
In realtà anche le poesie emergono da sole, come fossero indipendenti da me.
La loro trama si aggira nella mia mente per qualche giorno, poi, quando sono pronte le scrivo. E generalmente non le correggo.
Molti quadri e poesie non li potrò mai dipingere o scrivere semplicemente perchè li trovo al mattino, nella mente, e poi se ne vanno perchè non riesco ad afferrarli.

Alla nostra collettiva esponi un’opera intitolata “Luna, luce del divenire” nella quale su tutto primeggia questa luna potente e magica che sembra voler portare lo spettatore ad una riflessione quasi “spirituale”. Raccontaci come è nata e quale messaggio vorresti trasmettere attraverso di essa?

Nelle mie poesie è presente la fettina di luna: “unica luce del mio divenire” proprio perché per molti anni ho vagato interiormente senza una chiara visione di cosa andassi cercando. La metafora della poca luce di una fettina di luna come guida nella notte della ragione ha assunto un significato simbolico per me. In realtà, dopo molta riflessione ho capito che quella immagine ha avuto una origine precisa, in una notte in cui ho vissuto una situazione amara. Fatto di cui ho scritto un racconto tutto d’un fiato, 38 anni dopo…
Ovviamente l’ho dipinta varie volte, ma il quadro che espongo alla mostra raffigura una luna immensa, piena, che dòmina la nostra esistenza, proprio come una luce soave e silenziosa che ci accompagna, fedele come solo una madre può essere e aspetta il momento in cui comprendiamo di essere parte di una umanità ininterrotta che vive e chiede di non essere dimenticata.
Nei miei lavori sento l’energia dei primi uomini che lasciavano l’impronta delle loro mani sulla roccia.
Nel quadro “Luna, luce del divenire” inizialmente era prevista, progettata appunto, solo la luna sul fondo blu. Luce e universo. Poi non ho resistito e ho dipinto una foresta confusa, come fosse bruciata da un grande incendio, violentata dalla furia degli eventi…scheletri di alberi muti, in uno stato di oblio…
Il messaggio penso possa essere proprio la pace che si prova quando, dopo una vita passata ad aspettare, a cercare, a domandare…a “bruciare”, ci si accorge che sopra la storia singola di ognuno splende più grande la storia dell’umanità intera.
Generazione dopo generazione siamo arrivati fino ad oggi senza che mai, nemmeno per un momento, sia venuta meno la guida della luce della luna.
L’uomo ha in sé una carica talmente forte da poter far fronte alle sfide più angosciose e continuate il proprio cammino. La luce della ragione, il calore del sentimento, i colori della vita, possono guidare i nostri passi verso l’ignoto e l’arte, così come la scrittura o la musica sono espressione di una vitalità spirituale antichissima e smisurata. Riflesso di un divino che arde dentro l’umano.
Ma ancor più la luna del mio quadro offre, come per propria naturale caratteristica, un perdono “potente” appunto, che ci permette di dare pace alle ceneri della nostra storia.


Hai particolari progetti per il tuo futuro artistico? A quali altre estrinsecazioni assisteremo da parte tua?

Non ho progetti precisi, se non quello di riuscire a dedicare più tempo ed energia all’arte, proprio perché questo è il mio modo di sublimare la storia del mio mondo, delle vicende che mi hanno forgiata e delle speranze che ho per il futuro, non solo  mio, ma di chi amo o di chi mi capita di incontrare.
Vorrei riuscire a coordinare i miei racconti per pubblicare un libro illustrato.
Ma non sono bravissima a coordinare i pezzi sparsi…mi affido al futuro che mi chiama, ma non so quali mattoni si concretizzeranno. Man mano che l’esperienza si farà più completa cercherò di rendere più visibile il mio lavoro.

La collettiva “Orietur in tenebris lux tua”, da noi organizzata, ha come obiettivo non soltanto quello di indagare sul rapporto luce-tenebre, da sempre tematica fondamentale della storia dell’arte, ma allo stesso tempo vuol far riflettere lo spettatore sulle “tenebre” che avvolgono la vita di ognuno, svolgendo una funzione quasi “salvifica”, capace di aiutarlo a ritrovare la propria luce interiore.
Qual è il tuo pensiero a riguardo? Credi che l’arte possa svolgere un ruolo che vada al di là del semplice piacere visivo?

Penso che ognuno abbia un proprio modo per affrontare le tenebre della propria vita, anche se non ne è consapevole. Per me l’arte è stata un grande strumento per dar voce alle mie difficoltà e sofferenze, ma anche una celebrazione della gioia di vivere.
Concludo con la frase che da sempre fa da contenitore a tutti i miei lavori: ognuno infatti è un “Piccolo tassello del grande mosaico: Studio dei particolari di un’anima appesa ai bordi del vento”.
E in fine voglio riportarvi una frase di Van Gogh: “Quando la consolazione non c’è resta l’arte, per sempre, e allora non si sarà mai vuoti né soli”.

Grazie Carlotta per le tue parole e per la tua sensibilità che traspare così evidente da ciò che scrivi, così come da ciò che dipingi; il chiarore della tua luna ci illumina nel profondo e ci abbaglia di nuova luce, rischiarando tutte le nostre umane incertezze ed immettendoci in un cammino nuovo, fatto di colori accesi e brillanti, quelli della speranza, sempre racchiusa in fondo al cuore e pronta ad esplodere come unico e solo motore delle nostre imperfette esistenze…